L’argomento che tratteremo oggi riguarda adipociti e obesità.
Gli adipociti sono le cellule del grasso presenti nel nostro organismo, hanno una forma tondeggiante e possono contenere quantità variabili di grasso. Tanto più grandi sono questi adipociti tanto più alta è la percentuale di grasso del nostro corpo.
Se c’è disponibilità di cibo l’adipocita mette in cascina più fieno possibile e cioè più grasso mentre quando è costretto a rilasciarlo lo fa molto lentamente. Per questo risulta più facile ingrassare che dimagrire.
Ruolo dell’insulina sul grasso
Quando l’insulina è alta (come per esempio dopo un pasto ricco di carboidrati) viene attivata la “fabbricazione” di nuove molecole di grasso questo perché aumenta la permeabilità della membrana degli adipociti e inizia la liposintesi. Quindi se l’insulina è troppo alta i nostri adipociti tenderanno a contenere sempre più grasso impedendo il dimagrimento.
Consumare cibi a basso indice glicemico ci consente di mettere in circolo una quantità minore di insulina e quindi di avere un migliore controllo del peso.
Il problema dell’obesità
In questo contesto biochimico si inserisce il problema dell’obesità. L’obesità è considerata una patologia endemica e nello specifico è tipica dei Paesi occidentali, dove circa 1/3 degli abitanti è sovrappeso.
Parlando di obesità non è sufficiente constatare un’importante sovrappeso ma occorre valutare anche la percentuale di massa grassa. Basarsi solo sul BMI (body mass index) non è la cosa giusta da fare in quanto un soggetto brevilineo molto muscolosa con pochissimo grasso risulterebbe per esempio sovrappeso.
Per sintetizzare possiamo dire che per soggetti molto sovrappeso come per esempio obesi e grandi obesi il BMI è sicuramente utile, per tutti gli altri non ha una valenza scientifica e occorre valutare la composizione corporea attraverso altri strumenti come per esempio la bio-impedenziometria.
L’obesità rappresenta comunque uno dei principali problemi di salute pubblica sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.
Adipociti e obesità: conseguenze psicologiche e attività fisica
Inoltre le conseguenze psicologiche non sono da sottovalutare: spesso la persona sovrappeso o obesa non riesce a sottoporsi ad un regime alimentare restrittivo anche per cause emotive. Per esempio un soggetto obeso tende a non mostrarsi in pubblico e a vergognarsi di sé isolandosi e acutizzando la problematica.
L’attività fisica intesa sia come semplice movimento, sia come vero e proprio sport, dovrebbe essere promossa, perché la sedentarietà è uno dei fattori di maggiore rischio per l’accumulo di adipe. Oltre a praticare esercizio fisico regolare dobbiamo approfittare di tutte le occasioni che abbiamo per essere più dinamici: andare a scuola o al lavoro a piedi, preferire le scale, fare una passeggiata serale etc.
Iniziare un percorso nutrizionale adeguato e mirato rispetto all’individuo rimane la cosa più significativa da fare: i monitoraggio mensili di controllo rimangono lo strumento migliore per verificare i progressi e stimolare il soggetto anche dal punto di vista psicologico.
Gianmario Pellegrini
Altri articoli inerente all’argomento che abbiamo trattato in precedenza sono : “la trappola della palatabilità” , “grassi”
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